La Galloppini Legnami ha realizzato la facciata del Padiglione Giappone all'Expò 2015 di Milano. L'opera sarà visitabile alla importantissima Fiera Universale, dal 01 Maggio al 31 Ottobre di questo anno. Dalla Valsesia all'Expo passando per il Giappone. Il nostro intervento ad Expo 2015 è rappresentato da un graticcio tridimensionale di legno, dalla forte versatilità applicativa, proposto come soluzione costruttiva per la creazione di volumi architettonici. Prefabbricazione, ecosostenibilità, facilità di trasporto e montaggio a secco, rapido ed autoportante. Concepito dal prof. arch. Atsushi Kitagawara ed elaborato dalla società Ishimoto Architectural & Engineering Firm Inc., è stato da noi ingegnerizzato ed industrializzato per la costruzione delle pareti del padiglione Giappone per Milano Expo 2015. Per l’occasione saranno impiegate quasi 20 mila travi di due metri di lunghezza in legno lamellare di larice del Giappone dalla sezione di circa 11,5 x 11,5 cm.

Fin dai tempi antichi nei villaggi giapponesi si è instaurato un rapporto ideale tra l’uomo e la natura (sistema di riciclo) tramite i satoyama, tipiche strisce di terreno coltivato, frapposte fra onde di colline lussureggianti. Tuttavia, in seguito alla modernizzazione, la composizione del riciclo è andata deteriorandosi, fino a cadere in un rapporto basato sullo sfruttamento unilaterale della natura (sistema non fondato sul riciclo). Si pensa che la maggior parte dei problemi legati all’alimentazione su scala globale sia dovuta a questo sistema non fondato sul riciclo. L’utilizzo efficace del legno, risorsa rinnovabile, è legato alla preservazione e al mantenimento delle foreste, che forniscono acqua ricca di sostanze nutritive. Quest’acqua viene poi restituita alla terra e al mare e dona svariate risorse alimentari per la vita delle persone. Similmente, nei satoyama giapponesi lo spirito insito nell’utilizzo del legno è strettamente legato alla vita delle persone, e ciò porta all’esistenza di una società del riciclo ideale. Dalle grandi strutture d’ingegneria civile su scala urbana fino ad arrivare agli articoli per la casa di uso quotidiano, l’utilizzo del legno è sempre stato una costante. Tale background è determinato dal fatto che il territorio giapponese è costituito al 70% da foreste, e ciò si rivela una ricca fonte di risorse. Il tema di Expo 2015 Milano è “Nutrire il pianeta - Energia per la Vita” e la parola chiave è “sostenibilità”. Il contributo del Giappone nei confronti dei problemi alimentari mondiali risiede nell’idea di “ricca cultura alimentare/cultura forestale/società del riciclo” portata avanti fin dai tempi antichi. Tale concetto è espresso in architettura tramite l’utilizzo della “griglia tridimensionale di legno”, adottata nella facciata esterna del Padiglione Giappone. Le tradizionali tecniche giapponesi di costruzione in legno – il tempio di Horyuji ne è un eccellente esempio – adottano uno stato di coazione da loro chiamato “metodo di tensione compressiva” in cui i singoli elementi costruttivi sono collegati con un sistema di giuntura semplice e formidabile allo stesso tempo, per ottenere il necessario supporto. Il risultato è una struttura molto resistente ai terremoti, ed è alla base delle costruzioni cosiddette viventi, appartenenti alla “teoria della vita”. Il padiglione, che prenderà forma da una griglia tridimensionale di legno, sarà il primo in assoluto ad essere edificato con una commistione di tecniche costruttive tradizionali, analisi strutturali moderne e il suddetto “metodo della tensione compressiva”, per realizzare un esempio di architettura innovativa capace di esprimere appieno la fusione di cultura tradizionale e tecnologia avanzata. Il metodo della tensione compressiva sfrutta favorevolmente le tensioni perpendicolari alla fibratura (cosa che solitamente limita un materiale anisotropo come il legno) e trova spiegazione negli stati di coazione che nascono nel legno, infatti ogni nodo è permeato di tensione, grazie anche all’eventuale utilizzo di cunei. Le sollecitazioni orizzontali, vento e sisma, sono così assorbite anche dall’attrito fra gli elementi dei nodi, interconnessi in modo tale da conferire grande duttilità alla struttura. Allo stesso tempo, la configurazione a nido d'ape comporta l’assenza di superfici continue, dando così poca rilevanza al carico vento anche dopo il raggiungimento di altezze considerevoli. Il Padiglione Giappone presenta una struttura su due piani. Il piano terra è dedicato alla zona espositiva, mentre il primo piano è costituito da ristoranti e zona eventi. La zona espositiva al piano terra consiste in una serie di spettacoli di alto valore artistico, incentrati sui vari problemi dell’alimentazione su scala globale, e aventi per tema la simbiosi con la natura, la coesistenza e l’armonia. Il secondo piano offe un’area di ristoro dove è possibile assaporare in modo divertente la cucina giapponese e dove vengono presentate le tecnologie relative all’alimentazione, vanto del Giappone e famose in tutto il mondo. I ristoranti del secondo piano utilizzano ingredienti e prodotti originari del Giappone, in modo da poter apprezzare al meglio il gusto e l’ospitalità di questo paese. Durante il periodo espositivo di 184 giorni, nella zona eventi adiacente all’area ristoro, tramite la partecipazione di tutte le prefetture giapponesi, si potrà assistere a numerosi eventi che metteranno in risalto la cultura tradizionale e una grande varietà di tecniche e conoscenze relative all’alimentazione. Inoltre è prevista una giornata dedicata al Giappone, chiamata “Japan Day”. Ricavare una pulita e chiara concezione strutturale risulta complicato, visto l’elevato grado di iperstaticità dell’opera, è perciò necessario abbandonare alcune categorie di giudizio della classica tecnica delle costruzioni e tentare l’arduo compito di immedesimarsi nella mentalità costruttiva del Giappone del passato, pur trovandoci lontanissimi culturalmente e geograficamente. Un concetto fondamentale per iniziare a conoscere la cultura del costruire giapponese è il significato che loro danno alla parola “architettura” (kenchiku). Nell’occidente con “architettura” s’intende qualcosa di eterno, che segna un particolare periodo storico; in Giappone, invece, un edificio antico non è mai l’originale, avrà subito sicuramente ricostruzioni e ristrutturazioni, basti solo guardare la cronostoria del tempio di Horyuji, il più antico del Giappone, con i suoi adeguamenti nel 711 d.C., nel 1374, nel 1603 e agli inizi del ventesimo secolo. Questo perché ciò che maggiormente identifica il legno, rispetto agli altri materiali da costruzione, è la sua origine organica. E qui la prima consapevolezza dei mastri costruttori giapponesi: più che il materiale – in questo caso rinnovabile e facilmente reperibile – ciò che si può davvero conservare è l’atto mentale ed il gesto tecnico. In Europa, invece, la conservazione della materia è fortemente radicata nella cultura, sfociando, a volte, in puro feticismo. Altro aspetto preponderante dell’architettura giapponese è il legame col territorio, non solo a livello di materiale, ma come dialogo con le condizioni ambientali imposte: si trovano infatti coperture pesanti, per fronteggiare i forti venti, connesse ad intricati nodi ai vertici dei pilastri, perché l’antisismicità di una costruzione non è data dal materiale, ma bensì dalla concezione strutturale conforme alle caratteristiche dell’opera.

PADIGLIONE GIAPPONE EXPO 2015

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